Durante l'epoca in cui visse ed operò Sant'Ambrogio, ma più generalmente prima del X° secolo, per i Padri della Chiesa la cultura pagana era un nemico da vincere; le sacre scritture e la loro esegesi contenevano tutte le informazioni necessarie per raggiungere la salvezza. In particolare S. Agostino si contrappose al carattere pratico e materialistico dell'Astronomia poiché, se Dio era la sola causa del Tutto, non aveva senso riflettere sulle cause dei fenomeni celesti.
L'Astronomia fu tendenzialmente disprezzata dai Padri della Chiesa a causa del suo carattere deterministico, incompatibile con la dottrina morale cristiana; infatti l'idea che si potessero prevedere i fenomeni celesti rendeva superflua l'azione divina miracolosa e regolatrice dell'Universo. Ogni fenomeno astronomico non era il risultato di leggi fisiche e matematiche ben precise, ma un miracolo dovuto all'esclusivo intervento divino.
Tutto ciò ebbe conseguenze gravissime sul panorama stesso delle conoscenze astronomiche; già nel IV° secolo, Lattanzio nelle "Divinae Institutiones" inveiva contro la "falsa saggezza dei filosofi" e poneva in ridicolo persino la tesi, già indiscutibile dal tempo dei Pitagorici, della la sfericità della Terra. Per il monaco Cosma di Alessandria, l'Universo aveva la forma del tabernacolo che Dio fece costruire a Mosè nel deserto, con il tetto semicilindrico, mentre la Terra era un piano di lunghezza doppia dell'altezza, che stava in quiete sul fondo piatto dell'Universo.
Nonostante questo approccio fatalistico che ufficialmente rallentò qualsiasi avanzamento nell'Astronomia, in realtà le chiese venivano costruite astronomicamente orientate e secondo canoni geometrici ed astronomici ben precisi, l'osservazione del cielo continuò, soprattutto nei monasteri, con lo scopo di determinare gli orari delle preghiere e degli uffici divini, mentre il calcolo astronomico trasse la sua motivazione dalla necessità di stabilire con precisione la data della Pasqua e delle altre feste mobili.
A quel tempo si andavano segretamente formavano, soprattutto in Gallia, le prime comunità laiche di costruttori ed architetti mistici molto attenti ai fenomeni celesti, mentre nei monasteri dell'Irlanda il "Computus" aveva raggiunto livelli sofisticatissimi
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